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domenica 8 marzo 2026

BISOGNA AGIRE L'ETICA

Ormai, l’attenzione al cliente, è diventata la metafora dominante delle relazioni umane. Non solo nei negozi o nei servizi, ma ovunque: nelle amicizie, nelle famiglie, persino nelle comunità. Ci si aspetta che l’altro sia sempre disponibile, accomodante, pronto a risolvere i nostri bisogni immediati, e quando questo non accade, ci irritiamo come consumatori insoddisfatti.  Questa mentalità produce due figure emblematiche del nostro tempo: gli istrionici, sempre in scena, impegnati a mostrarsi più che a essere; e i dormienti, che attraversano la vita come se fosse un corridoio anonimo, senza mai interrogarsi su ciò che accade dentro e attorno a loro. Entrambi, seppur in modi diversi, finiscono per evadere dalla responsabilità più elementare: quella verso la propria coscienza.  A complicare il quadro c’è la proliferazione dei falsi malanni: non solo quelli fisici, ma soprattutto quelli morali. Ci raccontiamo di essere troppo stanchi, troppo occupati, troppo feriti per affrontare ciò che davvero conta. È un modo elegante per rimandare, per non scegliere, per non esporsi. Eppure, mentre ci giustifichiamo, la vita continua a bussare. E non sempre con delicatezza. Molti pensano all’etica come a qualcosa di solenne, immobile, scolpito in marmo. Un insieme di principi da ammirare a distanza, come statue in una piazza. Ma un’etica così è inutile: non parla, non muove, non trasforma. L’etica autentica è un gesto quotidiano, vitalizzante, che richiede presenza, lucidità, coraggio. Non è un codice da imparare, ma un modo di stare al mondo. Per questo, più che proclamarla, bisogna agire l’etica! Agirla significa assumersi la responsabilità delle proprie scelte, anche quando nessuno guarda. Significa esigere da sé stessi una coerenza che non sempre è comoda. Significa smettere di preoccuparsi per tutto e iniziare a priorizzare ciò che davvero costruisce la nostra umanità. Se continuiamo a vivere come consumatori della nostra stessa esistenza, oscillando tra spettacolo e torpore, tra giustificazioni e fughe, arriverà un momento in cui la vita ci presenterà il conto. Non come punizione, ma come conseguenza. E quel momento potrebbe assomigliare a una schermata improvvisa: game over! Non perché tutto finisca, ma perché ci accorgiamo di non aver davvero giocato la partita che ci era stata affidata. Questo non è un appello moralistico, ma un invito alla presenza. A riscoprire la dignità del pensare, del sentire, del decidere. A non delegare la nostra coscienza ai ritmi del mercato, alle mode emotive, alle narrazioni di comodo. In un mondo che ci vuole distratti, performanti o addormentati, la vera rivoluzione è tornare a essere semplicemente umani. E l’umanità, quando è autentica, è sempre un atto etico.

Francesco Iannitti

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