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giovedì 21 maggio 2026

UNA NUOVA SPERANZA


 “Peccatori sì, corrotti mai.”  

La frase di Papa Francesco non è uno slogan moraleggiante, ma è una diagnosi antropologica e una chiamata alla responsabilità; dice, in fondo, che l’essere umano può cadere, può dubitare, può essere scalfito dalle tempeste interiori e sociali, ma non deve mai vendere la propria anima alla corrosione lenta della corruzione, quella che trasforma il peccato, che è umano, in sistema, in feudo, in abitudine che lacerando la coscienza la rende opaca.

La gioventù di oggi vive dentro una tempesta che non ha scelto:  

- l’incompetenza di chi dovrebbe accudire e guidare,  

- la corrosione delle istituzioni,  

- la lacerazione delle famiglie,  

- la pressione di una società che chiede di pagare sempre, in ogni senso, anche quando non si ha nulla da dare.

Eppure, proprio in questa fragilità, si apre lo spazio della virtù.  

La virtù non è un premio per i perfetti, ma un cammino per chi sceglie di non lasciarsi comprare. È la capacità di gestire il proprio libero arbitrio come un dono, non come un’arma. È la forza di contribuire al bene comune anche quando tutto sembra gridare “salvati da solo”.

La volontà di potenza, se non è purificata, diventa dominio.  

Se è illuminata, diventa servizio.

La Madonna di Fatima non appare per spaventare, ma per corroborare.  

Per ricordare che la misericordia non è un’idea astratta ma è una forza che ricostruisce ciò che la storia ha lacerato, è un invito a non sacrificare la propria dignità sull’altare delle convenienze, delle regole senza anima, dei feudi di potere che ancora oggi pretendono sudditanza.

Fatima parla ai giovani, ai peccatori, ai dubbiosi, ai fragili, parla a chi sente che il mondo lo sta consumando.  

Parla a chi ha paura di non farcela.

E dice: non siete soli! Ogni vita è un libro.  

Alcune pagine sono scritte con inchiostro di tempesta, altre con la calma di un mattino brasiliano, dove le case colorate sembrano ricordare che la speranza può abitare anche nei luoghi più poveri.

Il Brasile, con la sua fede popolare e la sua capacità di accudire anche nella scarsità, insegna che la famiglia non è solo un nucleo biologico, è anche un laboratorio di misericordia.  

È il luogo dove si impara che ogni scelta ha una conseguenza, e che il libero arbitrio non è libertà di fare ciò che si vuole, ma responsabilità di amare ciò che vale:

- non vendere la propria coscienza per un vantaggio,  

- non sacrificare la verità per paura,  

- non lasciare che la tempesta diventi identità,  

- non permettere che la lacerazione diventi cinismo,  

- non dubitare della possibilità di rinascere.

È una pedagogia spirituale che educa a resistere senza indurirsi, a dubitare senza perdersi, a contribuire senza pretendere, a gestire il potere come servizio e non come possesso.

Alla fine, ciò che salva non è la perfezione, ma la misericordia.  

Una misericordia che non assolve tutto, ma che accudisce, rialza, ricostruisce.  

Una misericordia che diventa casa, una casa che può essere in Italia, in Brasile, o in qualsiasi luogo dove un cuore decide di non arrendersi alla corrosione.

E in questa differenza sottile e decisiva si gioca la dignità dell’essere umano e il futuro della nostra gioventù.

Francesco Iannitti 

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