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lunedì 9 maggio 2016
sabato 20 febbraio 2016
Aggiustando
Proseguendo,
sulla strada del sentire,
mi rassereno
nel controllare le orme lasciate
che, già
cancellate, hanno abbracciato la mia storia,
una tra le
tante, un pezzo di memoria nell'andirivieni
dei destini,
nei chiaroscuri dell'animo laddove è bello sapersi amati.
Ho rivisto
il mostro, l'ho guardato negli occhi, quei suoi occhi
incantatori,
quel suo silenzio, rumoroso nelle stanze dei miei trascorsi.
Ho raggiunto
la ragione che cercavo, ne ho assaporato la sconfitta,
la
deplorevole "scusa" che è solo pronunciata, respirata ad alta voce.
E' un gioco
questa vita, è l'eternità stessa racchiusa in quella lacrima
non
scivolata sull'avaro volto, con testardaggine trattenuta nel lobo oculare,
così solo
per guardare, come se un fuoco intenso stesse bruciando in mezzo a noi,
tra noi lì,
deformandoci. Depurante quella fiamma che riporta sulla retta via, non grigia,
razionalmente
inquadrata nei passi a proseguire e adeguatamente distanziata
dallo sguardo
indiscreto ed irriverente, è il percorso verso il vero sé.
Francesco Iannitti
domenica 18 ottobre 2015
domenica 4 ottobre 2015
A negare
… come
quando al mattino,
la
finestra aprendo, di rugiada e
di
passi che a ripercorrerli riempiono
i
solchi in attesa del seme.
E
non solo le ginestre e i gerani,
dai
loro vivaci profumi,
emanavano
fragranze e stimoli,
di
ricordi umani eran fatti i minuti,
di
intramezzi scorretti gli sguardi distratti.
Procedendo
discreta la sera, di elegia già gonfia,
occhi
sugli occhi che sussurrando sorridono,
fiori
di loto ad attenderci, altri anfratti.
Il
sapore che quel bacio andava a ricamare.
Non
era il cerchio in un quadrato la corretta via
fino
a casa, era tortuosa sì, ma non perigliosa
laddove
coscientemente mostrata, accompagnata.
Comandava
la penna la mano impaziente,
scrittura
dettata da ombre a dir poco sciamane
se
ritraendomi cancello e correggo, distolgo destino.
E’
questo il vero amore? Palesato in ritirata?
Son
questi i sentimenti di un gatto per il suo pezzo di Colosseo?
“Sì”
si sentì, erano i cori armoniosi dei cuori tuonanti,
il
gladiatore che infilza il cibo e addenta.
Francesco
Iannitti
Fretta
“Sono stato frettoloso a giudicare
i tuoi occhi, così tanto azzurri.
Frettoloso anche nel condannare
il tuo sguardo, irremovibile sul
tramonto.
Non eran di ghiaccio le tue sillabe,
seppur in inverno le pronunciasti.
Non violenti i tuoi gesti,
nonostante veloci i movimenti.
Così frettolosamente m'innamorai,
i segni erano quelli... inconfondibili
no?!
Tachicardia, balbuzia, codardia!”
Francesco Iannitti
sabato 3 ottobre 2015
INCONTRO
Pareva di fattezze disumane, con abiti succinti e di lontana provenienza,
tout-court la etichettarono puttana, non era insolito da quelle parti,
insolite erano le sue misure, il color della sua pelle, le sue rotondità così perfette,
bisogna capirla la gente, non era abituata.
La sua “stella” natia non permette errori di sorta,
né la Natura fallar poteva, come poter qui tenerla
se non è umana la sua progenie?
“La si rispedisca al mittente” tuonavano scandalizzati i più anziani,
“Ancora un momento” argomentarono i loro compaesani,
“Non la si può toccare, se non una donna potrà tentare”!
“Ma qualcuno la dovrà pur visitare”,
“Il parroco, lui sì che può”.
La giovine non parlava, roteava gli occhi
seguendo gli acuti e spostando così l’attenzione
sulle labbra in movimento di ognuno di loro, “Che strani” pareva pensasse,
“Ma lasciamo che lei parli, lasciamo almeno tenendola a debita distanza”
“Avanti parla”! Lei continuava a guardare, guardava quelle labbra,
le labbra della gente… le labbra rapide, le labbra attente.
“Vedete, non risponde”! “E’ un demone, scappiamo”!
“Non preoccuparti signora Rosa, ci siamo qui noi uomini, ci pensiam noi”.
Il sole regalava i suoi ultimi raggi, rendendo il paesaggio fiabesco,
i suoi contorni venivano valorizzati dall’ombra che si formava nella terra;
si mosse e la folla indietreggiò, allungò le braccia, le mani mostrando,
aprì la bocca ed emise alcuni suoni incomprensibili…
“Aiutooo” si sentì gridare da un monellino conosciuto per le sue marachelle,
“Correte gente prendete le armi, ci si deve difender”,
di corsa arrivò il cacciatore con lo schioppo, alla vista del quale
la straniera sospirò, si ritrasse un po’ e s’inginocchiò.
Le canne erano rivolte al suo petto, i metri potevano essere quasi venti,
nessuno più fiatava, la giovine tremava, le lacrime copiose il volto le rigavano,
“Smettetela buzzurri”! Urlò di un colpo il medico che dietro a quella folla
a gran passi andava facendosi spazio.
“Attento dottore, ‘sta volta la sua scienza non l’aiuta, la straniera ha artigli a mo’ di gatta”!
“Che razza disumana mi tocca curare, che stupidi beoni mi tocca ascoltare,
la ragazza è umana e altroché, spaventata e disorientata e questo si vede”,
“Alzati, offrendole la mano, di dove vieni”?
Sollevò il volto angelico e con la mano toccò la mano del medico,
si portò il dito indice alla bocca… “Scostumata”! urlò la sarta,
con gli occhi pieni di lacrime guardò gli occhi del dottore,
mosse il capo con diniego ed emise alcune flebili sillabe.
“Bastardi, andate via, andate viaaa”!!! Gridò il medico rivolgendosi alla sua gente,
“Il medico è stato posseduto al tocco della sua mano” urlò Gilberto il sagrestano,
“La ragazza è sordomuta razza di caproni” sentenziò lo scienziato sconfortato,
la sollevò e cingendole la vita color ebano i passi le indicò.
Francesco Iannitti
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